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Benessere dell’intestino, Fermenti Lattici!

04/12/2018


​​​​​​​Ormai è scientificamente provato che l’assunzione di fermenti lattici ha risvolti benefici per l’intestino e per tutto l’organismo.

Nel ventesimo secolo E. Metchnikoff, studiando le abitudini di pastori caucasici, notò nella loro alimentazione una elevata assunzione di latte fermentato, che poteva essere il motivo della loro longevità. Osservando al microscopio il latte acido scoprì che l’acidità che impediva la putrefazione della flora intestinale era dovuta alla presenza di un bacillo. Il consumo di latte acido stimolerebbe la crescita di batteri lattici, per il basso pH prodotto dalla fermentazione del lattosio, inibendo quella dei proteolitici che invece potrebbero generare tossine tossiche per l’organismo. Metchnikoff associò questo batterio, chiamato Lactobacillo bulgarius in onore degli abitanti della Bulgaria, alla possibile cura per l’invecchiamento cellulare.

La prima definizione di probiotico si ebbe da Fuller nel 1986, il ricercatore definì “il probiotico un microrganismo vivente capace di rafforzare l’ecosistema intestinale, esercitando un effetto positivo sulla salute dell’ospite”.
 

Quindi la parola probiotico è associata ai soli microrganismi vivi, tuttavia studi hanno evidenziato che questi batteri sono molto instabili, soprattutto in presenza di umidità, e in certe condizioni stentano a sopravvivere.

L’utilizzo di batteri lattici non vitali ma tindalizzati ha permesso di superare questo problema, infatti questi ceppi microbici sono sottoposti ad un trattamento termico controllato, che li rende incapaci di metabolizzare e riprodursi.

Il vantaggio consiste nel essere inattaccabili dai succhi gastrici e dagli enzimi digestivi, che nella maggior parte dei casi dimezzano il numero di ceppi batterici vivi, riuscendo a colonizzare la flora simbiotica endogena, ripristinando le condizioni metaboliche ottimali della mucosa intestinale.
 

I prebiotici invece non sono batteri, ma sostanze non digeribili presenti in alcuni alimenti che promuovono la crescita nel colon di batteri, utili alla proliferazione della microflora probiotica. Tra questi ritroviamo le fibre idrosolubili, le inuline, il lattitolo,il lattosaccarosio, gli oligosaccaridi della soia; sono presenti in molti integratori o in cibi come le banane, nell’aglio, nelle cipolle, nel miele.

Il loro uso è controindicato in alcune intolleranze come quella al lattosio e nella sindrome dell’intestino irritabile.
 

I simbiotici sono un mix tra probiotici e prebiotici, la cui azione è sinergica, per questo denominati simbiotici. Lo loro funzione è quella di favorire la sopravvivenza dei probiotici e permettere la costituzione di un substrato specifico alla flora batterica.

Studi dimostrano che l’assunzione dei simbiotici porta ad un miglioramento dell’intolleranza al lattosio e di tutte quelle forme infiammatorie intestinali, ,migliorando inoltre la funzionalità intestinale.
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Quando assumere i batteri probiotici

In letteratura e in pratica clinica è consigliato l’assunzione di probiotici in caso di:

  • Diarrea acuta e cronica, infatti è stata dimostrata la loro capacità di ridurre la durata e l’intensità del fenomeno, quando questo è causato da infezioni di tipo batterico e virale.

  • In caso di stipsi, evitando l’eccesso di lassativi, i probiotici si sono dimostrati importanti modulatori del transito intestinale.

  • Nella sindrome del colon irritabile o colite, dove i probiotici riducono i sintomi di stitichezza, gonfiore, diarrea e stipsi.

  • Nell’intolleranza al lattosio, dove hanno doppia azione, sia riducendo i sintomi causati dal deficit dell’enzima B-galattosidasi ma anche facilitando la colonizzazione di Lattobacilli e batteri endogeni benefici, che ripristinano le condizioni ottimali delle mucosa intestinale. Questo meccanismo benefico può essere usato anche per migliorare i sintomi della celiachia​​​​​​​.
  • ​​​​​​​Helicobacter Pylori, responsabile di molteplici patologie gastriche, come la gastrite, l’ulcera e il cancro. La terapia che permette di eliminare l’infezione prevede l’uso di diversi antibiotici che però porta ad uno squilibrio qualitativo e quantitativo della flora probiotica intestinale, per questo è necessario associare gli antibiotici ai fermenti lattici adeguati. Al tempo stesso l’associazione delle due terapie aumenta la probabilità di eliminare l’infezione.
  • Durante la terapia antibiotica.

  • Aumentare le difese immunitarie, infatti nell’intestino la mucosa è costituito da un’abbondante numero di cellule del sistema immunitario,organizzato in agglomerati linfoidi, chiamate placche di Peyer. La flora probiotica stimola la formazione di anticorpi, aumenta la risposta immunitaria ed evita l’adesione di patogeni ai siti recettoriali, disattivando i patogeni.

  • Nelle malattie infiammatorie intestinali come la Rettocolite Ulcerosa e il Morbo di Crohn, caratterizzate da un’infiammazione cronica dell’intestino,dove i probiotici riducono i sintomi di queste patologie.

  • Recidive delle cistiti, causate da delle infezioni del tratto urinario. Uno dei fattori di rischio più comune è l’alterazione della flora intestinale e vaginale, con conseguente trasmigrazione di batteri fecali nelle vie genitali e urinarie. La terapia più comune è quella antibiotica che però causa un’alterazione della flora batterica intestinale creando così un circolo vizioso, per questo bisogno associare i probiotici alla terapia antibiotica e attuare una terapia di prevenzione delle recidive. I probiotici inibirebbero la crescita di batteri patogeni e modulerebbero le risposte immunitarie dell’organismo.

  • Riduzione del colesterolo, alcuni studi in vivo dimostrano come l’assunzione di fermenti lattici concorrerebbe alla riduzione di livelli sierici di colesterolo, dovuto ad una riduzione dell’assorbimento di colesterolo.

  • Controllo del sovrappeso dove i fermenti lattici ripristinano un corretto equilibrio microbiologico intestinale, normalmente alterato nell’obeso.

  • Si pensa inoltre che i fermenti lattici possano avere un valido utilizzo nella prevenzione di malattie neurodegenerative, nella cancerogenesi e nell’artrite reumatoide.

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